F.d.C.:
- Che periodo era ?
J.G.:
- Riguardavano personaggi celebri, avvenimenti di attualità ...un po’
di tutto. Credo che la mia prima storia sia stata sull’ eroe di Budapest.
Ricordo che facevo molto bene Oncle Paul e che non mi preoccupavo dell’
avvenire. All’epoca eravamo un gruppo di giovani disegnatori a cui piaceva
lavorare perché era un buon ambiente. E poi si aveva il grande vantaggio di
guadagnare, imparando a disegnare. Perché per il disegno occorre lavorare e
lavorare, perfezionarsi. I giovani d’oggi, invece, devono presentare cose
già valide commercialmente prima di toccare un solo franco.
F.d.C.:
- E questo è molto difficile…
J.G.:
- Allora si imparava guadagnando e non ci si
preoccupava di sapere quanto si guadagnava: oggi è noto che si
può guadagnare denaro col fumetto, allora no (a parte Hergè, naturalmente).
Hubinon guadagnava bene, era celibe e calcolava il ricavato di una tavola in
equivalenti boccali di birra… Il compenso era molto differente tra l’ uno
e l’ altro. E poi nel ’53 quando eravamo in molti a realizzare Oncle Paul,
Dupuis disse basta. Le avventure in più furono immagazzinate e la produzione
sospesa per un po’. Era indisponente, perché non si guadagnava più e noi,
naturalmente, spendevamo tutto via via. Allora mi son detto, vado di fronte,
da TINTIN, (allora un disegnatore di
Spirou era sempre buono da prendere) dove mi diedero una storia
completa da fare. Non ricordo cosa fosse, ma la stessa settimana in Spirou ed
in Tintin c’ era un racconto completo mio. Non andava bene. Ovviamente, e mi
imposero di scegliere tra i due.
Io preferii stare con LOMBARD (cioè Tintin) perché là realizzavo anche le
sceneggiature. Erano storie complete di qualche pagina, tipo gli Oncle Paul,
si chiamavano “Storie vere”. Feci molte storie sportive, automobilistiche,
di ciclisti, ecc. Moltissime, e 7 di queste storie sono uscite in un piccolo
album che si chiamava “Ça c’est du
sport” il mio primo album, che uscì solo in Belgio e che forse
ripubblicherò perché sto recuperando i diritti (nota d.w.:
è uscito nel 2002).
All’epoca andò molto bene, si tratta di 7 storie di sport diversi, che
sono un ottimo souvenir per i giovani dell’ epoca. Visto che era andato
abbastanza bene il redattore capo di Tintin mi chiese di sottoporgli una
storia. Così cominciai a dover scegliere come ambientare le mie prime storie
a puntate: naturalmente scelsi l’ ambiente che conoscevo meglio, la corsa
automobilistica.
F.d.C.:
- Come mai ?
J.G.:
- Ci sono molte ragioni: mio padre, che era un motociclista accanito, mi
metteva sul serbatoio della moto che non avevo neanche un anno. Nella regione
si organizzavano delle corse ed io, ancora piccolissimo, frequentavo quest’
ambiente. Ricordo che la mia infanzia si svolse così, che l’ odore della
mia giovinezza era quello dell’ olio che, all’ epoca, mettevano nei
motori. Oltre a questo tutti gli anni andavo a vedere le corse di LE MANS.
Arrivando poi a Les Sports il padrone era un concorrente di Le Mans ed aveva
addirittura fondato la scuderia nazionale belga. Così assistevo alle corse
qualche volta partecipando all’ organizzazione. Andai anche a fare le
segnalazioni al primo anno di Lausanne, come amatore (nota
d.w.: forse la traduzione esatta era «Mulsanne» ?). Per questo ho scelto un
pilota da corsa: perché conoscevo bene l’ambiente. D’altro canto non
potevo fare il western perché non disegno bene i cavalli, la marina non la
conoscevo …
F.d.C.:
- Ma la macchina, la Vaillante, è frutto di fantasia o viene da un
modello reale ?
J.G.:
- Scegliendo il personaggio decisi per un pilota da corsa. Occorreva un
nome che potesse stare alla pari con quello degli eroi dell’ epoca, che
avevano nomi “prestigiosi”, senza macchia, non come adesso. All’epoca
il nome VAILLANT ha prodotto Vaillante. Mi chiedono spesso a quale auto mi
sono ispirato: ho creato le auto secondo i miei gusti, le mie preferenze. E’
evidente che non potevano sembrare auto americane, ed anzi erano quasi sempre
di ispirazione italiana. Penso che delle auto che vedevo, trattenevo i
particolari che mi piacevano di più. Ciò non toglie che le Vaillante erano
“inedite”, erano auto molto “personalizzate”.
F.d.C.:
- All’ epoca era un sacco
di lavoro: faceva tutto da solo ?
J.G.:
- Si, disegnavo tutto io, mentre mia moglie si occupava dei colori.
Questo per i primi 10 albi, poi le auto sono diventate sempre più “difficili”,
si è aggiunta la pubblicità. Ecc. … Così ho preso dei collaboratori
perché non riuscivo a far tutto da solo. Ma nelle auto che disegnavo
allora mettevo molta più passione, perché all’ epoca erano tutte
diverse tra loro. Adesso, invece, sembrano tutte uguali. Oggi bisogna
disegnare delle Vaillante simili alle altre auto perché i coefficienti
aerodinamici (il famoso Cx) impongono una certa struttura. Oggi si può
dire che le vetture non hanno più “personalità”.

F.d.C.:
- Come nasce il tipo di storia di MICHEL VAILLANT ?
J.G.:
- Quando lo proposi al
direttore capo mi disse <<O.K. fai un pilota, ma dopo due storie cosa
gli farai fare ?>> ed io risposi: <<Vedremo!>>. Così ho
prodotto 5 storie complete di quattro pagine l’ una, per saggiare il
successo del personaggio. Fu ben accolto e allora cominciai “LA GRANDE SFIDA”.
F.d.C.:
- Queste prime storie sono state pubblicate in volume ?
J.G.:
- No, sono state riprese nello “SPECIALE VENT’ANNI”.
F.d.C.:
- Il disegno di M.V. ha subito. Nel tempo, una certa evoluzione grafica: i
personaggi sono diventati più duri come tratto, più spigolosi; com’ è
avvenuto il passaggio tra il vecchio ed il nuovo stile? Normalmente accade l’
inverso …
J.G.:
- E’ una buona osservazione. All’ inizio, quando disegnavo Vaillant,
non ero molto sicuro di me. Il tratto era incerto, più morbido, anche con
errori; per questo sembrava molto giovane. Poi col passare degli anni, il
tratto acquista sicurezza, si è più padroni di sé tecnicamente e si ha meno
paura di sbagliare. Il segno deciso aggiunge virilità, penso che Vaillant sia
invecchiato dai 15 ai 30 anni rispetto ad allora: ora ne ha circa 35.
F.d.C.:
- Quali aiutanti ha avuto sino ad allora ?
J.G.:
- Il primo è stato CHRISTIAN DENAYER. Arrivò dopo il 12° albo, “IL
PILOTA N° 8” (nota
d.w.: sicuramente la traduzione esatta era « Arrivò dopo l' 8° album,
"Il pilota n° 8"»). E’ un abile disegnatore, infatti da tempo si è messo in
proprio. Poi ho avuto LIPPENS (per vent’ anni) che si occupa degli sfondi e
qualche volta anche di qualche personaggio. E’ un poeta che disegna bene
soprattutto quello che gli piace trascurando il resto e a volte fa qualche
errore. Per le auto ho avuto molti aiutanti, dopo Denayer, DANIEL BOUCHEZ, che
faceva auto molto graziose, ma non amava la posizione di dipendente, così è
rientrato nella stamperia in cui lavorava già prima. Dopo ho avuto CLOVIS che
ha fatto molta pubblicità e quindi guadagnava bene. Non ho potuto permettermi
di tenerlo. Ora ho un parigino, GUILLAUME LOPEZ, che si difende molto bene.
Per molto tempo abbiamo lavorato nel mio studio a Bruxelles: in 6 facevamo
fino a 5 storie all’anno. Era il periodo delle Edizioni KORALLE, per la
Germania; 3 Vaillant e 2 JULIE WOOD. Era un modo di agire stupido perché a
fine anno ci restavano pochissimi soldi (perché il fisco ci “rastrellava”
tutto il di più). Poi SCOTT, l’americano che disegnava molto Julie Wood,
è rientrato negli U.S.A. perché era andato a monte il suo matrimonio in
Belgio. A questo punto Lippens ha avuto la possibilità di comprare una casa
nei pressi di Bordeaux e si è stabilito là. Io mi sono stabilito qui, sulla
Costa Azzurra …così adesso lavoro tra qui e Bruxelles, Lippens (sfondi)
lavora vicino a Bordeaux, le auto sono fatte a Parigi ed i colori a Bruxelles
da uno spagnolo che non ha telefono (JUAN CASTILLA). Il lavoro viaggia per
corriere, ed il sistema funziona bene.
F.d.C.:
- Quando è nata Julie Wood ?
J.G.:
- Quando ho lasciato Lombard, nel ’75. Erano già 6 anni che l’ avevo
proposta a DARGAUD, che si era dichiarato d’ accordo, poi, al momento di
rinnovare il mio contratto con Lombard questi, tramite ERIC LEBLANC, mi
propose di darla a lui dichiarandosi fiducioso della riuscita del personaggio
e promettendomi anche un certo lancio pubblicitario, così mi convinse. Poi,
dopo la firma del contratto, Leblanc mi disse che la situazione era cambiata
… e quindi Julie Wood fu subito bloccata. Sei anni dopo esatti, quando il
contratto scadde, potendone disporre lo proposi a Dargaud che la pubblicò
subito. Ci sono stati 7 album e dopo, quando l’ americano è partito,
abbiamo dovuto smettere e Julie è confluita in Vaillant.

F.d.C.:
- A proposito di Julie Wood: come mai ha creato un personaggio
femminile, e come mai in moto ?
J.G.:
- Per due ragioni: sono cresciuto nell’ ambiente delle moto – a 12 anni
come premio per il diploma ricevetti un ciclomotore (mentre io volevo una bici
da corsa) del quale ero molto scocciato, anche perché dovevo mettermi il
casco e con la mia faccia tonda non ero molto bello. In più gli amici con la
bici da corsa andavano più veloci di me. Era utile solo per andare dietro
alle ragazze - …avevo voglia di disegnare delle moto perché le ho sempre
amate, in più invecchiando mi è venuta voglia di disegnare una ragazza. In
Vaillant c’ erano sì personaggi femminili ma, soprattutto all’ inizio,
erano molto “seri”. Non potevo disegnare le ragazze come avrei voluto …
nel consiglio di redazione di Tintin, c’era il Superiore di un collegio, un
prete. Sono comunque stato il primo di Tintin a inserire donne nelle storie:
in generale i personaggi del giornale non avevano famiglia. Vaillant, invece,
aveva padre, madre, un fratello … Agnese, che arriva sin dall’ inizio, era
destinata a lui, ma poi mi dissi che non potevo farlo sposare così presto,
così la sposai a suo fratello. In seguito ne sono arrivate altre (vedi “IL
RALLY DELLA PAURA) e lui addirittura corre un rally con la sua fidanzata,
FRANCOISE e in piena notte, in Portogallo, si rompe il motore…
F.d.C.:
- Si immagina facilmente cosa hanno fatto ...
J.G.:
- Questo è l’ inizio, poi ci sono stati IVO E GABRIELLE, poi STEVE e JULIE
…
F.d.C.:
- Prima di Julie è entrato nella Vaillante il fratello …
J.G.:
- INDY è arrivato nella prima avventura di Julie, ho messo il fratello per
introdurre lei. Adesso non posso parlare del fratello, perché non è
possibile fare apparire contemporaneamente tutti i personaggi.
F.d.C.:
- Con quale avventura di M.V. ha lasciato Tintin ?
J.G.:
- Con “I GIOVANI LUPI”.
F.d.C.:
- Quanto vende, più o meno, Michel Vaillant ?
J.G.:
- Forniamo 60.000 copie al distributore francese; queste vengono distribuite
in Francia, Svizzera e Canada. In Belgio vende circa 18.000 copie, che è
buono, rispetto a quello che si vende in Francia. Non sono grandi tirature;
attenzione: quando dico 60.000 copie in Francia, in realtà sono solo 45.000
vendute, le altre vanno via negli anni seguenti. Tra quelli di cui detengo i
diritti, due titoli sono stati ristampati: “PARIS-DAKAR”, perché tutti
gli anni con la corsa riparte la domanda, e “APPUNTAMENTO A MACAO”.
F.d.C.:
- Lombard aveva tirature più elevate ?
J.G.:
- No (non lo so) …Il problema delle tirature me lo pongo adesso che sono
editore, ma non so quanto stampasse Lombard. Mi mandavano degli estratti
conto, ma non ho mai controllato a cosa corrispondevano.
F.d.C.:
- Davvero non sapeva quanto stampavano ?
J.G.:
- No, davano un minimo garantito, credo … ma la maggior parte dei
disegnatori è interessata a ricevere l’ anticipo e a vedere il totale. Ci
dicevano sempre di controllare i rendiconti, ma erano così complicati che non
riuscivo a verificarli.
F.d.C.:
- Come mai ha lasciato Dargaud per NOVEDI’ ?
J.G.:
- Prima ho lasciato Lombard perché mi aveva “fregato un po’” e
avevo avuto un’ offerta da Dargaud molto interessante. In realtà ne
avevo due, una anche di Koralle, che però era nettamente inferiore.
Lombard voleva che gli dicessi da dove venivano le offerte, io risposi
con le cifre e allora lui cercò di bloccarmi: c’è stato un processo,
che ho vinto, e ho interrotto il rapporto con lui. Con Dargaud è stato
diverso. All’ inizio, quando si è interessati a prendere un autore si
fanno delle buone proposte, ma al momento di fare il contratto, l’
editore normalmente arretra. I contratti con Dargaud erano “per 5 anni”,
in pratica, invece, ero obbligato a ridiscuterli albo per albo. In
seguito ho capito che nei contratti ad “albo” intervengono
condizioni che non sono incluse nei contratti generali. Delle priorità
per cui un autore si trova legato per 5 anni ad una casa editrice;
quindi ogni volta che firmavo un accordo mi trovavo impegnato per 5
anni. L’ astuzia è chiara. Non ero d’ accordo: era chiaro che non
potevo lavorare in esclusiva con un editore, a sua discrezione.
Farfugliarono qualche scusa e poi le cose passarono in mano ad un
avvocato. Qui ebbi un colpo di fortuna perché l’ avvocato mi fu
fornito da Koralle, che era ancora interessata ad avermi tra i suoi
autori. Dargaud bloccò subito la causa e venne ad un accordo, perché
se l’ avesse persa (ovvero se il tribunale avesse invalidato il
contratto) tutti i suoi autori avrebbero potuto rifarsi su di lui. Ci
siamo lasciati da buoni amici, gli ho dato ancora un paio di storie, poi
sono passato alla Koralle. Il problema con Koralle fu che, secondo me,
ero l’ unico autore a rispettare le scadenze di consegna. Le storie
che avrebbero dovuto essere pubblicate su SUPER AS (la rivista di
Koralle) erano molto valide, c’ erano BLUEBERRY e altri, solo che non
erano mai in tempo, e quindi erano costretti a tappare i buchi con
materiale di minor interesse così è fallita. Da allora M.V. non ha
più pre-pubblicazioni, si perdono soldi immediati, ma si recuperano poi
nella vendita degli albi. Inoltre gli albi non hanno scadenze tassative
e ciò che perdo come autore, sulla prepubblicazione, lo riprendo come
editore.
F.d.C.:
- Penso molto di più …
J.G.:
- Esattamente, molto di più ! Riguardo alle tirature, sono un
occupazione di mio figlio Philippe. Vari autori mi hanno chiesto di
pubblicare sotto il mio marchio, ma io non pubblicherò mai il materiale
di un confratello, non riesco a figurarmi un autore che diventi editore
di un altro.
F.d.C.:
- Di che tipo sono le avventure dei LABOURDET che non sono mai apparse da
noi ?
J.G.:
- Avevo la richiesta di un giornale belga che si chiamava CHEZ NOUS, un
giornale per famiglie. La direzione era di Lombard e, avendo problemi per
riempirlo, mi chiesero un fumetto e per non fare un altro Vaillant diedi la
sceneggiatura a mia moglie. Erano storie di una famiglia parigina: bambini che
avevano un bel terreno per giocare, un figlio era meccanico, una figlia
hostess … Ne sono usciti tre volumi per complessive 9 storie, non erano
belli come veste grafica, ma si vendevano abbastanza bene. Quando Lombard e il
gruppo proprietario del giornale si separarono, finì anche Labourdet.
F.d.C.:
- Come hanno accolto i molti personaggi reali del mondo delle corse il
fatto di essere rapprentati nelle sue storie ?
J.G.:
- Non ho mai voluto fare qualcosa di serioso, conoscevo tramite Les Sports i
piloti belgi. Mi sono rivolto a BIANCHI, che era il secondo di Paul Fréres
(che aveva un garage Ferrari a Bruxelles) e andavo a trovarlo per avere
informazioni sulle auto e sulle corse. Il primo personaggio reale a cui mi
sono ispirato è lui, Bianchi, che ho introdotto anche nella storia su Le mans
(“UN 13 IN GARA”). Gli ho proposto di inserirlo, assieme al fratello, e
questo lo ha divertito molto. Poi ho avuto l’ occasione di mettere altri,
fino al giorno in cui ho rivisto JACKY ICKX. Lo conoscevo molto bene (fin da
ragazzino), il padre, che era giornalista, portava i suoi articoli in
redazione ed era accompagnato dai suoi due figli e Jacky era ancora un
marmocchio. L’ ho rivisto quando aveva 7 / 8 anni, poi a 10, poi all’
Automobil Club Belga. Era la sua 1a stagione in F. 1, correva per
la FERRARI e mi disse << mi piacerebbe correre contro Michel Vaillant
>>. Non avevo ancora osato mettere un pilota di F. 1 nelle storie e gli
dissi << Jacky, mi piacerebbe metterti nelle mie storie, ma ho già una
sceneggiatura che si svolge a Monza (“BRIVIDO A MONZA”) e M.V. deve
vincere …! >> e lui rispose << Secondo, dietro M.V., mi stà
bene ! >>. Così l’ ho inserito nella storia, ricordo che mia moglie
ed io eravamo stati invitati sulla Costa Azzurra da suo padre, che mi diceva
<< E’ bene per Jacky essere presente in un fumetto >>. E questo
è stato l’inizio e poi ne sono seguiti altri e siccome frequentavo sempre
più la F. 1 sono diventato una “mascotte”, per cui chiedevo ai piloti il
permesso di inserirli e loro, sapendo che non avrei raccontato delle fesserie,
acconsentivano. Ci sono anche aneddoti divertenti: ero in Svizzera, molto
tempo fa, mentre si svolgeva il “festival dei piloti”, una specie di corsa
sciistica, gare sulla neve praticate per tre giorni. Erano organizzate da
GOODYEAR e riunivano una quindicina di piloti d’ auto e di moto e durante
questi giorni “il grosso divertimento” era una specie di sport che non
aveva niente a che vedere col mondo dei motori. Una sera, a cena di fronte a
me c’ era REGAZZONI che sfoggiava i baffi per la prima volta. << Coi
baffi sembri cattivo >> gli dissi <<per cui ho pensato ad una
rivalità tra te e M.V., cominciata sui campi da sci e che prosegue nelle
corse >>. E lui rispose: << Non M.V., Warson ! >> Conoscendo
la storia sarebbe stato più divertente combattere Steve Warson che Michel
Vaillant, ed io ho dovuto accondiscendere.
F.d.C.:
- Continua a frequentare il mondo delle corse ?
J.G.:
- Si, un po’ meno. Sono stato al Gran Premio del Belgio e a quello di
Francia, dovrei andare a Monza, ma ancora non sono sicuro. Frequento meno
perché è sempre lo stesso; 10 anni fa era molto divertente frequentare le
corse, perché durante gli allenamenti i piloti andavano a trovare i
giornalisti, sia da Goodyear ecc.. Si aveva un contatto umano, ed era molto
gratificante. Oggi questo non c’è più. Adesso quando un pilota finisce l’
allenamento va subito nel suo camper. Ci sono i problemi dei piazzamenti e non
osano parlare ai giornalisti, perché sono talmente “pressati” dagli
sponsor che hanno paura che tutto possa danneggiare la loro immagine. E’ per
questo che vado agli allenamenti qui a Bruxelles e la domenica guardo la corsa
alla TV.

F.d.C.:
- Ma non è meno divertente vedere le corse in TV ?
J.G.:
- Si e mi appassiono molto meno, però è meno faticoso. I circuiti diventano
sempre più intasati, una volta si poteva andare dove si voleva, ora ci sono
transenne, controlli …
F.d.C.:
- Il fatto di aver portato le pagine da 62 a 48 ha tolto 1/3 dello spazio
disponibile per raccontare la storia, l’ essere passati dalle quattro alle
tre strisce per pagina ha ridotto lo spazio di un ulteriore 25%: non trova che
alcune delle ultime avventure siano un po’ troppo stringate ? I lettori come
hanno accolto questi cambiamenti ?
J.G.:
- Il fatto delle 44 pagine non è stato deciso dal disegnatore, ma dall’
editore. Sia Dupuis che Lombard dissero: <<Venderemo i volumi a 48
pagine e allo stesso prezzo con una carta un po’ più grossa: non si vedrà
la differenza>>. Per lungo tempo ho utilizzato 4 strisce perché il
contratto chiedeva 12 disegni per tavola, era il vecchio stile alla HERGE’.
Poi io ed altri, ci siamo trovati costretti da questo limite. Ogni tanto mi
serviva una mezza pagina più ampia e così via. Una storia che si svolgeva in
Olanda richiedeva 3 tavole verticali ed una che prendeva mezza pagina: nella
prima si vedeva la strada dall’alto con die piccoli uccelli in primo piano e
un WROOM in piccolo. Nelle vignette successive gli uccelli volavano via e c’
èra un WROOM più grande. Nella terza appariva l’ auto: in pratica è
quello che si vede da quel punto. L’editore Dupuis disse: << in
questa pagina non c’è niente ed io la pago ? >>.
F.d.C.:
- Però in questo modo c’è meno spazio per la storia ...
J.G.:
- Questa situazione mi ha dato molto fastidio, perché con le 62 pagine
avevo il tempo di intercalare con la famiglia, i genitori, ecc. In 44
pagine ho dovuto abbandonare questa procedura perché bastano a malapena
per raccontare la storia.
F.d.C.:
- Non è il caso di farla in 2 albi ?
J.G.:
- Fare una storia in 2 albi ? Non è stupido.
F.d.C.:
- Quale delle sue storie l’ ha soddisfatta di più ? (ovvero quale ritiene
sia venuta meglio?).
J.G.:
- Credo che questa domanda fatta a 50 lettori diversi dia 50 risposte
differenti. Comunque mi è molto piaciuta “IL RITORNO DI WARSON”, mentre
la storia che ha fatto più impressione è “IL PILOTA SENZA VOLTO”; quella
che amo di più è “APPUNTAMENTO A MACAO” per l’ ambientazione. Ho avuto
modo di fermarmi là una quindicina di giorni e ne ho buoni ricordi che ho
cercato di mettere nella storia; sono ritornato da là con “l’ odore”
della Cina, dei cibi, dell’ ambiente … Era facile riprodurre l’ ambiente
perché avevo moltissime foto. Ho dovuto posticiparla per fare uscire “300
ALL’ ORA A PARIS”, in occasione della corsa, così ho avuto 6 mesi in più
per ripensarla. L’ antefatto di “KM. 357” è molto divertente: la storia
si svolgeva durante la costruzione di un’ autostrada e volevo disegnare un
contadino che mangiava la zuppa ! E attorno a questi elementi ho
costruito la storia. Questo può valere per quelli che mi chiedono da dove
vengono le idee: dalla voglia di fare una certa cosa, da una situazione, ecc..
Al contrario, quando ho fatto l’ albo ambientato in Irlanda, avevo voglia di
visitarla e mi son detto che non potevo fare solo una passeggiata … così mi
sono dato “l’ alibi” della storia. Avevo già preparato la sceneggiatura
e quando ci sono andato con mio figlio sapevo già cosa dovevo fare. Al
contrario di quanto accaduto a Macao, in cui la storia è nata da quello che
avevo visto.
F.d.C.:
- Ci faccia qualche anticipazione sulle prossime avventure di Michel
(nel n° 49 dà un appuntamento ad Angouleme).
J.G.:
- Nel prossimo numero, che sarà il 50° e che celebrerà anche i 30 anni di
Michel Vaillant ci saranno molte novità. Andremo ad Angouleme, ma come
vedettes. Ho realizzato il manifesto della manifestazione e ci sarà una
esposizione durante la fiera, mentre la storia si svolgerà là perché ogni
anno si tiene una corsa di macchine d’ epoca (la corsa “des Remparts”),
ed approfitteremo di questa per riesumare i vecchi modelli ed i vecchi piloti
della Vaillante, che correranno su queste vecchie auto contro Michel. Quelli
di Angouleme sono contentissimi perché avranno un volume sulla città e sul
circuito. E diventerà una grande manifestazione, però in una storia deve
esserci anche un po’ di suspance, per questo le Vaillante lanceranno una
sfida (“Le defì des remparts”, che è anche il titolo del volume) ai loro
vecchi avversari e poi, all’ ultimo momento arriveranno quattro piloti
mascherati da poker d’ assi (quadri, cuori, fiori, picche), che cercheranno
di impedirne la vittoria. Grazie al casco opaco nessuno saprà chi siano e da
dove vengano, terranno una conferenza stampa in cui provocheranno il vecchio
HENRI VAILLANT, che si infurierà, buttando tutto all’ aria e quella che
doveva essere una rimpatriata diventerà una corsa vera, da vincere. E alla
fine, quando i piloti si toglieranno i caschi si vedrà che si tratta di
Berger, Albereto, Alliot e Boutsen, quattro piloti contemporanei che corrono
contro Michel per onorarlo. Questo per quanto riguarda la storia, nella
realtà questi 4 piloti saranno realmente presenti ad Angouleme: la MARLBORO
ci manderà Albereto e Berger, mentre Alliot e Boutsen verranno per conto
loro. E allo stand della Vaillante ci sarà anche una vera Mc LAREN: una
grossa manifestazione con la presenza dei piloti. L’ organizzatore è mio
figlio, con l’ agente di Angouleme e con la collaborazione del Circuito des
Remparts. Tra gli sponsor anche la ELF, mentre lo champagne è offerto da MOET
CHANDON. La corsa automobilistica rende quindi a Michel quello che gli deve. E
visto che Angouleme è la capitale francese dell’ immagine, sta mettendo a
punto anche dei cartoni animati di Vaillant.
F.d.C.:
- Si tratta del film che venne annunciato a suo tempo ?
J.G.:
- No, il film è una cosa di un anno fa, che avrebbe dovuto vedere Prost nei
panni di M.V., ma all’ ultimo momento ho rifiutato perché non volevo cedere
i diritti: quelli del cinema e della TV sono degli squali ! Si appropriano di
tutti i diritti, fanno quello che vogliono, e ti lasciano il diritto di …
stare zitto. E del personaggio chissà cosa ne avrebbero fatto, per cui il
film forse si farà lo stesso, ma non su Michel, sarà sulla corsa
automobilistica e basta. Per i cartoni animati dovrebbe trattarsi di 52
episodi, di 26 minuti, si chiameranno “Grand Defì”e la produzione è
JINGLE.
F.d.C.:
- Vedremo mai il figlio di Michel, in F. 1 ?
J.G.:
- Se mostro i figli sono costretto a far invecchiare i personaggi, per questo
adesso compaiono poco. Avevo anche pensato di far ritirare Michel, di farlo
direttore della squadra corse, ma poi mi sono detto: <<No, Michel deve
correre !>>.
F.d.C.:
- Verrà mai in Italia, magari durante qualche manifestazione ?
J.G.:
- Mi piacerebbe venire in
Italia e non è detto che capitando l’ occasione … Comunque non siamo ne
vedettes ne attori, ci importa che sia il personaggio ad essere conosciuto.
F.d.C.:
- Sagge parole Monsieur Graton, e tanti auguri Michel.
Fine