HANNO SCRITTO...

Raccolta di recensioni, critiche, articoli, e...tutto quello 

che è stato scritto in Italia su Michel Vaillant e sul suo creatore.

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Attenzione: le note all'interno dei testi (n.d.w. = note del webmaster) sono state apportate allo scopo di fornire maggiori informazioni o per ovviare ad alcune piccole imprecisioni degli autori degli articoli.

 

COME CONOSCEMMO JEAN 

Iniziamo con l' articolo, pubblicato nel 1969 nell' album "Il circuito infernale" edito da Crespi, con il quale veniva presentato, per la prima volta ai lettori italiani, il grande Jean Graton.

 

 

IN AUTO CON JEAN GRATON

Tenace, serio, di poche parole: questo è Jean Graton, il creatore di Michel Vaillant. Graton è nato in Bretagna 45 anni fa (n.d.w: ovviamente nel 1969), è sposato con tre figli e risiede a Bruxelles in un tranquillo quartiere residenziale. Fuori dalla porta di casa sua staziona imponente una superba auto sportiva: componente essenziale, anzi necessaria, per il più celebre ed abile illustratore del giorno d' oggi di storie "automobilistiche" a fumetti. All' età di 8 anni Jean Graton già dimostrava una precoce predisposizione per moto e auto, che schizzava per un giornale locale. Fece poi il disegnatore industriale e pubblicitario prima di dedicarsi completamente, a 24 anni, alle storie a fumetti che, naturalmente, erano zeppe di motori e di automobili. Il personaggio di Michel Vaillant fu creato nel 1957. Jean Graton aveva dei simpatici e rumorosi vicini di casa, appassionati di corse motociclistiche, il più giovane dei quali si chiamava Michel, E a Graton, che stava studiando la realizzazione delle avventure di un dinamico pilota d' auto, venne in mente di chiamare questo personaggio col nome di Michel. Graton, quando disegna le sue storie, si documenta con meticolosa pignoleria. Del resto ciò è molto evidente. Conosce bene tutte le piste e i circuiti automobilistici, gli itinerari, i box e le scuderie d' auto nelle quali ambienta Michel Vaillant e gli altri personaggi. Egli si tiene costantemente aggiornato su ogni particolare tecnologico e non ha esitato, per interpretarne meglio la speciale atmosfera, a percorrere di notte l' intero tratto Parigi-Sud nella cabina di un grosso camion (n.d.w.: la storia in preparazione era "Operazione Jaguar" n° 3 s.n.). Ora ha in progetto un viaggio nell' America del Sud e in Giappone. Certamente vedremo, tra non molto, Michel Vaillant sfrecciare sulle piste di quei Paesi, impegnato in difficili competizioni ed in strepitose avventure. 

 

MICHEL SU AUTOSPRINT 

Nel 1979, in occasione della pubblicazione dell'album speciale per il 20° anniversario della serie, Autosprint dedica un articolo al nostro eroe.

BUON COMPLEANNO VAILLANT !

Il famoso fumetto da corsa del belga (n.d.w.: francese) Jean Graton festeggia i venti anni

 

Per il suo ventesimo compleanno ha ricevuto biglietti di auguri e di felicitazioni persino da Enzo Ferrari e da Henri Ford. Jackie Stewart pensando ai suoi continui successi ha voluto maliziosamente sperare che non arrivi a battere il suo primato di 27 Grand Prix. In pratica non c'è stato personaggio grande o piccolo dell'automobile, dal Circus della F.1 a quello della F. Indy, che ha trascurato la ricorrenza. Ma tanta festosa partecipazione è più che giustificata se si pensa che il festeggiato è Michel Vaillant. L'aitante protagonista del fumetto omonimo. Conosciutissimo in ogni parte del mondo, fino alla gloria di una trasposizione televisiva nel 1966 con Henri Grandsire nel panni del protagonista, Michel Vaillant è, da vent'anni appunto, il re di indimenticabili avventure che deliziano grandi e piccoli, tutte ambientate nel mondo delle corse automobilistiche. A inventarlo, è stato un disegnatore franco belga, Jean Graton, che ancora oggi (n.d.w.: eravamo nel 1979...) è possibile vedere nei boxes di qualsiasi autodromo in cerca di ispirazione per le storie che con metodica costanza inventa e disegna da un ventennio. Le avventure del pilota belga (n.d.w.: francese) che corre su vetture di progettazione famigliare(sono infatti il padre ed il fratello che gli sistemano i bolidi, sia monoposto che gran turismo, con spiccata predilezione per quest'ultime) si svolgono un po' in tutto il mondo, dai circuiti degli Stati Uniti a quelli più famosi della vecchia Europa. A decretare il successo delle strisce di Graton, oltre all'argomento affascinante di per se stesso, è stata forse proprio l'estrema perfezione di ogni particolare e la perfetta aderenza alla realtà agonistica di ogni striscia di Vaillant. Simpaticamente nell'edizione speciale commemorativa dell'avvenimento (con la riserva per i diritti di produzione anche per la Russia!) Graton ha voluto inserire anche un'avventura corsaiola di Vaillant nell'anno 2000. Naturalmente il disegnatore ha cercato di prevedere come saranno le F.1 del futuro, così come le piste e le tute dei piloti. Rimarrà da vedere per il cinquantenario di Michel Vaillant se questa striscia futuristica sarà ancora d'attualità oppure se i progettisti della F.1 fra vent'anni avranno saputo superare anche la fantasia di Graton.

 

MICHEL SULL' "ENCICLOPEDIA" 

Edita dall' Istituto Geografico De Agostini "La Grande Avventura dei fumetti" pubblicava, nel 1990 in allegato al n° 15, un fascicolo che pubblicava la parte finale (23 pagine) del primo album di Michel, "La grande sfida". Questi che seguono sono gli articoli a corredo del fascicolo.

 

 Comitato editoriale: Franco Fossati, Sergio Giuffrida, Sergio Pomati

 

AVVENTURE A TRECENTO ALL' ORA

Nato sulle pagine della rivista Tintin nel 1957, Michel Vaillant è un pilota francese di Formula Uno, protagonista di una delle più celebri e fortunate serie del fumetto sportivo. Quella del personaggio è una vera saga familiare: Michel, infatti, è figlio dì Henri Vailìant, il padre-padrone della omonima casa automobilistica che pare un incrocio tra la Fiat e la Ferrari e nella quale il fratello maggiore Jean-Pierre svolge mansioni di ingegnere progettista e direttore tecnico della squadra corse. Le sue avventure si svolgono tra la vecchia residenza di famiglia fuori Parigi, la "Giunchiglia", le officine della ditta e i circuiti automobilistici sui quali, oltre a correre per il prestigio dei colori della Vaillante, deve frequentemente sventare le manovre sleali dei soliti invidiosi concorrenti. Michel è il prototipo del vero sportivo: atletico, leale, coraggioso ma non spericolato. E' affezionatissimo alla famiglia e soprattutto alla madre, sempre in pena per la sua incolumità. Diversamente dal fratello, si è sposato con Françoise Latour, dopo quasi trent'anni di carriera. Grazie all' abilità e alla grande competenza tecnica di Jean Graton, unico e scrupoloso autore della serie dagli inizi, le sue storie mescolano abilmente fantasia e realtà e sembrano il più delle volte cronache di gare realmente avvenute piuttosto che racconti immaginari. Nelle avventure del pilota, infatti, il mondo delle corse è descritto nei minimi dettagli, dal disegno delle vetture ai circuiti, fino alla simpatica presenza al fianco di Michel di autentici piloti. Graton è anche riuscito a visualizzare mirabilmente il rombo dei motori creando una efficace "colonna sonora", spesso in primo piano, che fa davvero "sentire" ai lettori il violento stridio di una frenata o il sibilo acuto dei pneumatici di un bolide lanciato in curva a tutta velocità. Quella che vi presentiamo è la parte finale della prima avventura di Michel Vaiilant, impegnato in una affascinante sfida con il campione statunitense Steve Warson: acerrimi avversari all'inizio della storia, i due piloti finiranno per divenire amici inseparabili ed eterni compagni di squadra. Una 24 Ore di Le Mans e un Gran Premio di Germania entrambi mozzafiato suggellano la nascita di una grande amicizia e di una bellissima serie. "La grande sfida" è apparsa su Tintin nel 1958: in Italia, nel dicembre 1963, questa storia ha tenuto a battesimo come primo numero la gloriosa collana edita da Mondadori dei Classici Audacia.

 

IL LOOK DI MICHEL VAILLANT

 Apparso per la prima volta nel 1957, Michel Vaillant è sempre stato scritto e disegnato dal suo creatore, il belga (n.d.w.: il solito lapsus: Graton è francese, bretone per la precisione) Jean Graton. Prima di lanciare il personaggio, la rivista Tintin volle saggiarlo attraverso cinque brevi racconti, nei quali lo stile dell'autore è ancora acerbo. Questo primissimo Michel Vaillant pare un incrocio tra il personaggio di Johnny Hazard di Frank Robbins e Alain Delon. L'aspetto è quello di un ragazzo atletico, spalle larghe, sorriso aperto, i capelli bruni tagliati cortissimi; la virgola ribelle sulla fronte e la fossetta sul mento sono appena accennate. Nella prima vera storia di grande respiro, "La grande sfida", Michel è già più robusto: apprendiamo anche che ha fatto il militare come paracadutista ed è un esperto di judo e karate. Il suo volto, come quello di tutti i personaggi maschili della serie, diventa sempre più squadrato. Nella quarta avventura (n.d.w.: era la terza avventura), "Il circuito del terrore", del 1960 (n.d.w.: 1961 in Francia, 1964 in Italia ), Michel ha ormai assunto il suo look definitivo secondo il quale ancora oggi mostra trent'anni o poco più. L'unico cambiamento di rilievo nel suo aspetto si verifica nel 1971, nel racconto "Il rally della paura", nel quale il pilota compare con un paio di basette lunghe che taglierà dopo alcune avventure, anche se, di tanto in tanto, torneranno a comparire. Se il personaggio è dunque da sempre  uguale, quello che è cambiato moltissimo in queste storie riguarda, ovviamente, le auto e il mondo dei motori. Attraverso le storie di Michel Vaillant è possibile ripercorrere trent' anni di storia (n.d.w.: ovviamente erano 30 anni all' epoca) dell'automobilismo sportivo : il mutare del design, dell'aerodinamica, le tute e i caschi dei piloti, i tracciati dei circuiti, la crescente invadenza degli sponsor e via dicendo. Agli inizi Michel correva con una maglietta dalle maniche corte e un caschetto bianco e azzurro con una grande "V" tricolore in bella vista. Negli anni Sessanta, Michel ha adottato il classico casco da pilota d'aviazione, talvolta con visiera, e una tuta azzurra, sostituita in tempi più recenti da una di colore bianco, sulla quale i marchi pubblicitari sono presenti con discrezione. Disegnate sempre con grande competenza ed entusiasmo da Graton, le vetture sono cambiate moltissimo: da quelle immaginarie della scuderia Vaillante agli autentici bolidi Ferrari, Porsche, Lotus, Honda, dalle essenziali monoposto di Formula Uno degli anni Sessanta a quelle con alettoni e pneumatici larghissimi delle corse più recenti, fino alle grandi trasformazioni dei coupé della classica 24 Ore di Le Mans che Michel ha vinto molte volte. Jean Graton si è davvero superato nel racconto "Un certo Gran Premio", nel quale il suo personaggio sogna di correre, nel futuro, sul fantascientifico circuito di Monthlery 2000: una "storia immaginaria", come si sarebbe detto per Superman, con piloti che paiono astronauti e vetture che ricordano dei caccia interstellari. Il tutto, come sempre, realizzato da Graton con una attenzione per i particolari davvero meticolosa. 

 

AL VAGLIO DELLA CRITICA SU IF-IMMAGINI E FUMETTI

Continuiamo con una critica di Marco Candellone, pubblicata su "IF - Immagini & Fumetti" nel maggio del 1995, sulla saga di Michel Vaillant.

 

 

GRUPPO DI FAMIGLIA IN UN CIRCUITO

Michel Vaillant, una delle più longeve saghe a fumetti di scuola franco-belga

di Marco Candellone

Da sempre il mondo del fumetto è stato avaro di soddisfazioni per lo sport, sia perché il fumetto "richiede" l' eroe individualista o, al più, un ristretto gruppo di protagonisti, mentre molti sport sono di squadra; sia perchè la ripetitività tecnica e dinamica dell' evento sportivo mal si prestano ad una trasposizione letteraria di tipo seriale, quale quella di una testata a fumetti. Va da sè, però, che esistono anche in questo caso, come sempre accade, le debite eccezioni  e Michel Vaillant è sicuramente la più eclatante di queste. Il pilota francese rappresenta il più significativo eroe sportivo nel campo del fumetto e nasce nel 1957 dalla fantasia e dalle matite di Jean Graton sulle pagine della rivista Tintin, il personaggio venne sottoposto al giudizio del pubblico attraverso cinque racconti brevi (ristampati successivamente in un album celebrativo del ventennale) e, a seguito del positivo riscontro ottenuto, comparve la prima avventura full-size, "Le grand defì". Dall' esordio a oggi ha raggiunto cinquantasette uscite (n.d.w.: naturalmente erano 57 nel 1995) e promette di continuare su questa strada. Graton ha realizzato, da solo, tanto le sceneggiature quanto i disegni per tutta la prima parte della sua produzione (probabilmente fino al trentesimo volume, lo speciale per i vent' anni di Michel Vaillant). Nella seconda metà degli episodi, invece, l' organigramma della serie si arricchisce di alcuni assistenti per la parte grafica: Clovis, Lippens, Lopez, Bouchez, Delvaux per i disegni, Juan Castilla per i colori. L' ultima avventura pubblicata (n.d.w..: l' autore si riferisce all' album "La piste de Jade" uscito nel 1995 in Francia e non ancora pubblicato in Italia) segna l' esordio , all' insegna della continuità, di un nuovo sceneggiatore dal cognome famigliare, Philippe Graton, che per la prima volta sostituisce Graton padre nella stesura dello script. . Abbiamo già rimarcato come la ripetitività delle situazioni sportive le renda inadatte a essere protagoniste di qualcosa di più che un episodio isolato; in questa ottica, il successo di Michel Vaillant può essere attribuito all' abilità di Graton nel mescolare e stemperare la necessaria componente sportiva con le vicende accessorie a quest' ultima (spionaggio industriale, rivalità tra scuderie) o completamente svincolate dal contesto motoristico. In questo panorama narrativo le auto e i circuiti finiscono per diventare strumentali allo sviluppo dello script, spalle e non protagonisti utili per attirare gli occhi del lettore, non la sua attenzione. E in effetti, su tutta la produzione di Graton, poche sono state le avventure che pongono il risultato sportivo e l' agonismo al centro reale dell' attenzione e dell' interesse del lettore. Il sottile filo che lega tra loro intimamente gli eventi della saga di Michel Vaillant è costituito dalla ovvia e talora invadente presenza di automezzi, strade e competizioni, quanto dalla proposta, più o meno evidente, di un modello etico-comportamentale che, se da un lato configura un   Michel Vaillant tutto mitezza e buoni sentimenti, dall' altro porta alla ribalta due entità che finiscono, nel progressivo sviluppo della saga, per trascendere la figura del protagonista e diventare protagoniste esse stesse: la triade Henry-Jean Pierre-Michel Vaillant e la famiglia Vaillant nel suo complesso, gli uomini, le donne e, in parte gli amici. Michel Vaillant svolge sempre diligentemente (con particolare evidenza nella prima parte della serie) il ruolo dell' eroe senza macchia e senza paura, buonissimo, disponibilissimo, gentile e sensibile al limite del melenso in certi momenti, più vicino a un personaggio di Frank Capra in altri, emblematico in questo senso l' albo "Serie Noire", storia documentaristica e introspettiva sviluppata con grande intelligenza e senso della misura, in cui Michel Vaillant scende all' inferno come Jimmy Steward di  "La vita è una cosa meravigliosa", per poter poi scoprire che esiste sempre uno spiraglio di speranza e rinascita a nuova vita con l' aiuto indiretto dell' <<angelo>> Joseph. Complementare alla figura di Michel Vaillant, è l' insieme degli uomini della famiglia Vaillant, tanto ben caratterizzati individualmente da sembrare tre parti di un' unica entità: Henry Vaillant, la saggezza e l' esperienza; Jean Pierre Vaillant, la perseveranza e la riflessività; Michel Vaillant, la freschezza e l' entusiasmo. Queste tre componenti talvolta si intersecano armoniosamente, talaltra si scontrano, ma sempre nel superiore interesse della Vaillante. Infine c'è il resto della famiglia, una famiglia forte, rassicurante, che cresce nel tempo (due figli che si sposano e due nipoti per Henry Vaillant), ma rimane ancorata a se stessa come punto di riferimento e sicuro rifugio per i momenti neri di ognuno dei suoi componenti. Questo continuo intrecciarsi di sentimenti e confronti interpersonali permette a Graton di definire il telaio etico della sua saga: lealtà, solidarietà, amicizia, senso forte del fair play nei confronti dell' avversario. Questa struttura portante ha molta importanza nell' evoluzione della serie, in particolare nei primi due lustri di vita, quando non di rado l' autore cade in eccessi retorici; in seguito tale atteggiamento verrà via via diluito, forse in adeguamento ai tempi che cambiano, forse in risposta alle critiche che Graton aveva ricevuto per il fatto di idealizzare eccessivamente i suoi personaggi. Dal punto di vista grafico, le prime avventure di Michel Vaillant cono caratterizzate da un disegno morbido, accattivante, che risente in parte del modello stilistico della "linea chiara" (influenza peraltro quasi obbligatoria per coloro che all' epoca passavano per le redazioni di Spirou e Tintin), discostandosene per un utilizzo più evoluto del colore e della profondità di campo. Col tempo il tratto di Graton diventa più deciso, per certi versi più maturo e personale, forse anche per seguire e sottolineare la maturazione dei personaggi. Questa evoluzione artistica prosegue nella seconda parte della produzione dell' autore francese, ma da un certo punto in poi si dovrebbe piuttosto parlare di "involuzione": la morfologia dei personaggi è ormai definita, ma la tecnica si fa sempre più nervosa, rarefatta, in certa misura affrettata e approssimativa (in particolare per quanto riguarda la raffigurazione dei personaggi umani). Le cose migliori di questa seconda età di Michel Vaillant sono gli esterni, siano essi cittadini o contesti panoramici in cui sono ambientate le gare su strada e le vetture da corsa, disegnate sempre con grande precisione tecnica per lo specifico meccanico e abilità quasi televisiva nella resa delle fasi dinamiche delle competizioni. Al di là delle critiche che possono essere mosse per certi atteggiamenti retorici e moralistici o per l' evoluzione-involuzione della grafica, resta all' autore il merito di aver sfondato in un campo ostico per la bande dessinée come quello dello sport e di aver saputo creare una "realtà parallela" ben inserita nella realtà reale, complessivamente credibile e godibile anche se soggetta, come è ovvio per una saga di questa durata, ad alti e bassi del livello artistico. Se è pur vero che rispetto allo sviluppo dell' intera opera si notano pericolose cadute di tono nella seconda parte (più o meno i secondi vent' anni), è altrettanto vero che alcune storie si innalzano ben oltre il livelli del buon prodotto medio, tanto dal punto di vista grafico quanto, soprattutto, da quello narrativo. Non siamo qui per fare classifiche di merito, naturalmente, e la valutazione e comprensione del valore di una saga di questo genere non può prescindere dalla conoscenza e lettura totale dell' opera, comunque ci permetteremo di consigliare la lettura almeno delle prime, storiche avventure (quelle pubblicate in Italia nei Classici Audacia), sicuramente indicate da fungere da stimolo per un successivo approfondimento dell' opera omnia di Jean Graton. 

   

SU MANCOLISTA

Walter Gualdrini ha pubblicato un suo articolo su Michel Vaillant su Mancolista n. 2 (Anno VII) del giugno 1998.

 

MICHEL VAILLANT,  FINZIONE E REALTA'

Un mondo in miniatura, con auto e piloti, per il celebre eroe di Graton

di Walter Gualdrini

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo,  un’integrazione al servizio su Michel Vaillant apparso sullo scorso numero, che ci ha inviato Walter Gualdrini. << Innanzitutto la cronologia va completata con altri tre titoli che portano così a sessanta le avventure del personaggio. Sono “Paddock”; “La prisonnière” e “Victoires oubliees” della Graton Editeur. Esiste poi una più recente serie parallela nella quale appaiono storie inedite di (n.d.w.: presentate da) Michel Vaillant insieme ad articoli, curiosità ed altre ghiotte notizie al riguardo di personaggi famosi del mondo del cinema e dello sport che comunque, nella loro vita, abbiano avuto a che fare con lo “sport automobile”, per dirla alla Graton. Questa serie si intitolata “Dossiers Michel Vaillant” e conta fino ad ora tre uscite “Dossier M.V. James Dean: la passion foudroyée”; “Dossier M.V.: Jacky Ickx: l’enfant terribile”; Steve McQueen: l’homme mécanique”. Ricorderò inoltre che Jacky Ickx, pilota reale, è stato, nella finzione della bande dessinée, pilota ufficiale della scuderia Vaillante, compagno di squadra di Steve Warson e dello stesso Michel. La marca Vaillante, famosissima in Francia per le avventure disegnate da Jean Graton quasi fosse una vera marca di vetture, è diventata reale lo scorso anno. Una vettura Vaillante, infatti, ha debuttato alla 24 ore di le Mans del 1997, classificandosi settima (n.d.w.: quarta). Il modellino in scala 1/43 sarà posto in vendita fra pochi mesi in una tiratura limitatissima con l’autografo dei piloti e di Jean Graton stesso. 

Soffermandomi sui modellini, vorrei inoltre ricordare che esiste da anni un produttore francese (Mystere 43 (n.d.w.: Jade Miniatures  -serie "Mystere 43"), che nella denominazione stessa ricorda una vettura Vaillante apparsa nell’avventura “Il pilota senza volto”) che ha posto sul mercato le Vaillante più famose, come la Mystère, appunto, la VS 57 apparsa ne “La grande sfida”, la VS 59 ammirata ne “Il circuito del terrore”, la VS 74 di "Champion du monde”, la GT Le Mans vista su “Il pilota n.8”, la VS 92 di “Une histoire des fous”, la Calypso, la Marathon e tante altre ancora, ciascuna con un bel preciso riferimento ad una avventura. Le miniature sono inoltre fornite di “pilotini” che rappresentano Michel Vaillant, Steve Warson, Jean-Pierre Vaillant con mascheramento da “pilota senza volto” nell’atteggiamento di togliersi il casco che i patiti del nostro eroe ben ricorderanno, e addirittura “il fantasma di Le Mans”. Anche le auto concorrenti sono state riprodotte da Mystére 43 (n.d.w.: Jade Miniatures): vediamo le Leader, le Zvezda e tutte le altre, incluse le Macerati 250F di piloti immaginari ma anche di piloti reali come Fangio, Godia, Bonnier e tanti altri. Nella finzione fumettistica, infatti, sono apparsi più o meno tutti  i piloti più famosi e vorrei ricordare con piacere che il grande Gilles Villeneuve conquistò il titolo di campione del mondo di F.1 nell’avventura “Steve Warson contro Michel Vaillant”, rilevandolo proprio dalle mani del nostro eroe, pochi mesi prima della tragica scomparsa in una stagione nella quale era lanciato ad ottenere, nella realtà, quel prestigioso obiettivo di cui invece, nella finzione, Graton lo aveva già gratificato, dando credito alle sue indiscusse qualità di conduttore.>>

   

SUL WEB

Articolo di Marco Migliori pubblicato nel 2000 sul sito UBC fumetti, in occasione dell'uscita dell' album n° 45 "L' uomo di Lisbona", dopo 11 anni dall' ultima pubblicazione italiana.

 

MICHEL VAILLANT

di Marco Migliori 

Personaggio storico della BD franco-belga, e uno dei più conosciuti e amati in Italia dopo Asterix, ritorna l'asso dell'automobilismo internazionale. Pubblicato fin dagli anni '60 nei Classici Audacia Mondadori, poi negli Albi Ardimento, poi sul Giornalino (n.d.w.:  non ci risulta siano mai state pubblicate storie disegnate da Jean Graton nel Giornalino), poi nella collana Grandi Eroi della Comic Art, poi in una collana intitolata proprio "Michel Vaillant" dall'Alessandro Distribuzioni, poi.. Poi ritorna proprio per Alessandro Editore -da sempre appassionato divulgatore della BD-  questo personaggio che nonostante le varie chiusure di testate, ha sempre trovato editori italiani disposti a pubblicarlo e lettori disposti a comprarlo. Il bel disegno limpido di Jean Graton (che crea e gestisce il personaggio dal 1959 (n.d.w.: dal 1957) e le sue trame semplici ma efficacemente avventurose, ben si sposano con la sua passione e competenza per l'automobilismo, che ne hanno fatto un classico del fumetto. Dalla Formula 1 al rally, alla 24 ore di Le Mans, non c'è gara automobilistica in cui non gareggino delle Vaillante. Dotato di personaggi fissi e di un nemico storico e misterioso, la serie è caratterizzata ovviamente dalle gare automobilistiche, a cui la Vaillante partecipa sempre con onore, e spesso vincendole. In questo volume pubblicato in Francia nel 1984 (ben segnalati nel volume tutti i credits e la cronologia italiana), ritorna il rally del Portogallo, già protagonista di una avventura che avrò letto almeno 20 anni fa. E allora sarà il lontano ricordo che mitizza la storia, ma il sequel  qui pubblicato non mi sembra riprendere il fascino dell'ambientazione precedente e anche la trama non ha guizzi particolari. Classico e preciso il disegno di Graton, che probabilmente grazie anche agli assistenti non risente del passare del tempo. Un volume onesto e soddisfacente per tutti i cultori della serie, ed un volume non imperdibile ma comunque godibile per chi non la conosce. 

 

SUL WEB

Recensione apparsa sul sito Music Club nel luglio del 2000.

 

 

JEAN GRATON 

RECENSIONE de  "L' UOMO DI LISBONA" 

by The Raven 

Nel 68’ o giù di lì, il ‘Corriere dei Piccoli’ cambiò formato e contenuti in un sol numero, pescando a piene mani da quella che è sempre stata una delle maggiori scuole di fumetto, la franco- belga. Dan Cooper, Ric Roland, Lucky Luke, Luc Orient, Marco Franval, Bernard Prince, i Puffi, la Combriccola, Poldino Spaccaferro, (la nostra Valentina Mela Verde), Anna: fu un grande botto che cambiò il volto del comic a livello popolare in Italia, fin lì egemonia di ‘Intrepido’, ‘Monello’, ‘Blek’ e ‘Miki’, ‘Tex’, ‘Topolino’ e Geppi vari. La copertina del cambiamento, se ben ricordo, fu dedicata a Michel Vaillant, un pilota francese di Formula 1 nato dalla fantasia di Jean Graton che, però, si batteva con piloti veri, da John Surtees, a Jacky Ickx e giù giù nel tempo, fino ai giorni nostri. Il bello dei fumetti è proprio questa atemporalità che, altrove, farebbe sghignazzare a quattro ganasce (vedi Tex, che ha partecipato alla guerra di secessione americana e rintraccia gli assassini di sua moglie su un giornale datato 1904, senza che nessuno muova un ciglio). In tempi più recenti sono stati vari i personaggi (la Valentina di Crepax ed il Martin Mystère di Castelli, ad es) che han visto scorrere i loro anni come quelli dei mortali, ma siamo ancora su piccole percentuali, il resto per comodità preferisce inchiodare il tempo (chi ha bisogno di un Uomo Ragno sessantenne?), come certe starlet ed i Duran Duran dei tempi d’oro, che avevano tappato il buco della clessidra a 23 anni... Dopo quell’exploit, però, gran parte dei fumetti francofoni tornò nel dimenticatoio o si trascinò alla bell’e meglio (come Lucky Luke) tra un editore e l’altro, che stampavano più per amore che per soldi. Lo stesso Vaillant è passato dalla Mondadori (i grandi "Classici Audacia") alla Crespi (i non meno celebrati "Albi Ardimento"), fino ad approdare, dopo un balzo di quasi 20 anni, a collane dai nomi meno eroico-littori come quella della "Comic Art" e, dall’87, all’"Alessandro Distribuzioni" di Bologna, che ha fermato le rotative nell’89. Ora, divenuta "Editore" e passata la mano come distributore, la Alessandro ha ripreso le pubblicazioni con quello che si spera essere il primo di una lunga serie di cartonati in grado di colmare il buco esistente tra la produzione francese e quella italiana (24 albi inediti, senza contare i primi, ormai rintracciabili solo a prezzi che conviene farsi d’ero). Le storie di Michel Vaillant (tra i protagonisti a fumetti che negli anni ‘70 furono tacciati di gayetà  dai soliti "espressari panoramici" che non hanno di meglio da fare che trovare scandali da parrocchietta) e dei suoi amici sono lineari: c’è una corsa (quasi sempre formula 1 ma anche moto e, come nel caso del volume qui esaminato, rally) da svolgere ma, intorno ad essa, spesso si dipana un intrigo che coinvolge l’intera scuderia. In questo caso si tratta del trafugamento dei disegni di un rivoluzionario prototipo Vaillante. La storia, in realtà, è abbastanza scialba; siamo lontani, quanto a thrilling, da capolavori come "Il fantasma di Le Mans" ma quel che conta è veder tornare sugli scaffali italici quei disegni così lineari, perfezionistici (in due diversi riquadri di folla, ad esempio, vedrete le stesse persone negli stessi posti ma con movenze differenti, come in un film) e di grande pathos (le auto - disegnate meravigliosamente e con tutti i particolari curati a livello di maniacalità - che sbandano, con il lettering a drammatizzare le già efficaci espressioni dei volti), ed il sapore di storie "normali" che tra droga, polpi fissati, sesso a 720° e splatterismi, era andato perso quasi del tutto. A bientôt, Michel. 

  

MICHEL ANCORA SU AUTOSPRINT

Nel gennaio del 2001 Autosprint dedica un articolo al nostro eroe ...ma, prima di leggerlo, vediamo le precedenti apparizioni di Michel sul celeberrimo settimanale sportivo. 

Michel era già finito su Autosprint anche grazie alla fantasia di Jean Graton. 

La prima volta "reale" è stata nel 1979 in occasione del 20° anniversario della serie (vedi articolo più sopra), quindi nel 1984 con la pubblicazione (incompleta peraltro) dell'album "300 all' ora a Paris" Ma nel gennaio del 2001 Michel ha avuto una vera e propria celebrazione con l'articolo (che potete leggere qui sotto) e la pubblicazione completa, in tre puntate, di "Cairo !".

 

 

C' EST VAILLANT

PERCHE' MICHEL E' IL CAMPIONISSIMO DELLE NUVOLE PARLANTI 

di Mario Donnini

Madame et monsieur, Michel Vaillant. Il pilota più vincente e versatile nella storia dell’ automobilismo. Nato nel ’57 dalle matite del bretone Jean Graton, il campione francese è il personaggio a fumetti più amato e famoso nel mondo delle corse, capace di evocare atmosfere ammalianti di classicissime come la 24 Ore di Le Mans e la Dakar, oltre alle sfide palpitanti della F.1. Vaillant vive le sue avventure all’ insegna di una verosimiglianza romanzesca deliziosamente manzoniana, con eroi del fumetto che sfidano personaggi reali. Al di là della fiction, l’ ambientazione, il contesto e l’ humus narrativo si esprimono armoniosamente con l’ assoluto rigore di Graton. Artista sì, ma pure esperto purista delle corse, coadiuvato dal figlio Philippe. Michel è figlio di Henry, patron della casa Vaillante impegnata in ogni genere di competizioni e anche nella produzione di serie. Grande amico e alter ego del nostro eroe è l’ estroverso pilota statunitense Steve Warson. Il resto lo dicono le cifre. In 44 anni di carriera Michel ha vinto 5 titoli iridati di F.1, altrettante 24 Ore di Le Mans, due Indy 500, due Daytona 500, quattro gare del mondiale marche più un rally di Montecarlo e una Dakar. Dei 62 episodi della saga sono stati venduti 20 milioni di album, tutti ancora ristampati. Nel ’90 un sondaggio effettuato da Sofrés/Tele 7 Jours ha rivelato che nei paesi francofoni Vaillant è il terzo personaggio d’ avventura più popolare, dopo Superman e Tarzan e a pari merito con Batman. In Francia un po’ per gioco un po’ per amore, i fans pensano a Michel come ad un personaggio in carne ed ossa. Tanto che nel ’97 una Courage Vaillante è stata iscritta alla 24 Ore di Le Mans cogliendo il quarto posto finale tra il tripudio della folla. Tornando a noi, quello di Michel su Autosprint è un vero e proprio ritorno, visto che nella metà degli anni ’80 il nostro settimanale ospitò alcune tavole dell’ episodio “300 all’ ora a Paris”. Questi i motivi che ci spingono a pubblicare in tre puntate la storia più recente di Vaillant, ispirata alla Dakar dello scorso anno. Perché a volte il nostro sport va anche gustato con un pizzico di poetica fantasia. E ricordate, se le corse vere vi dovessero deludere un po’, nella notte di Le Mans troverete sempre un fantastico amico di nome Michel. Non mancherà mai una Vaillante a Spa pronta ad aggredire Eau Rouge sfidando Clark, Ickx e Schumacher o una pallottola blu pronta a conficcarsi nelle sabbie infuocate del Teneré.  Buona lettura, dunque.  Enchanté, Michel. 

 

SUL WEB

Recensione apparsa sul sito Music Club nel  2001. in occasione dell'uscita della versione italiana di "Operation Mirage" edita da Alessandro. 

 

 

PHILIPPE E JEAN GRATON

RECENSIONE di "Operazione Mirage" 

Michel Vaillant, asso della Formula 1 (ma si è cimentato praticamente con qualsiasi mezzo dotato di motore) ben prima dei suoi connazionali in carne e ossa (Pironi, Prost, Alesi) miete successi sulle piste di tutto il mondo dal lontano 1959 (La grand defi, uscito da noi 4 anni dopo per la rimpiantissima collana Classici Audacia della Mondadori come La grande sfida). Grazie a quella magia tipica del fumetto, quella licenza temporale che fa partecipare Tex alla Guerra civile tra Nord e Sud (1860) e rintracciare notizie degli assassini di sua moglie Lilith in un giornale dei primi del 900, o che fa rimanere Qui, Quo e Qua ragazzini per oltre 50 anni, Michel Vaillant pilota bolidi da 42 anni restando lo stesso giovanotto di sempre, mascella squadrata, ricciolo ribelle (giusto uno!) e un passato di sospetta omosessualità sventata grazie all’inserimento di una sempiterna fiancée a nome Françoise (n.d.w.: a dire il vero è sua moglie da anni). Ma ci va bene così. Gli eroi di carta al contrario degli uomini non “subiscono l’ingiuria degli anni” (a parte un paio di esempi in entrambe le categorie: Valentina e Ken Parker di là, Andreotti e Pippo Baudo di qua) e questo ci permette di salvare il legnoso Michel da una vita di rincoglionito 65enne in preda ai primi morsi del Parkinson. Dopo un’altalena di editori e pubblicazione dei suoi albi sul nostro suolo (i volumi usciti in patria dall’86 al ’99 sono tuttora inediti) comune a molti vecchi eroi della linea chiara, la Alessandro Editore di Bologna ha iniziato a ripubblicarne le storie lo scorso anno (Cairo) e ci offre ora il 64° volume della serie originale (l’idea sarebbe di pubblicare ogni anno una storia in contemporanea con la Francia ed una di quelle che qui ci siamo persi). Se a Michel non passa un anno, così evidentemente non è per il ‘papà’ Jean Graton, che si fa assistere come da tempo ormai, da uno staff e da Philippe Graton (sceneggiatura), che il buonsenso mi permette di azzardare come figlio dell’autore (n.d.w.: esatto !). La storia è presto detta: un fotografo/spione industriale cerca, con successo, di carpire i segreti dell’ultimo modello, al solito rivoluzionario, di Vaillante e per farlo ricorrerà ad ogni escamotage (perfino il dormire in una buca scavata in un lago ghiacciato in Norvegia dove la Vaillante tiene uno dei suoi segretissimi test!). Ma la trama gialla, la cospirazione sempre in agguato (un ‘traditore’ che agisce nell’ombra) ed il mistero che hanno fatto grandi episodi del passato (uno per tutti, Il fantasma di Le Mans) non hanno più il gusto e la tensione dei giorni d’oro. Forse il canovaccio risente degli anni più del suo protagonista, forse il meglio è stato già detto o i tempi sono cambiati o noi non siamo più i bambini di una volta (quest’ultima ipotesi la escluderei, hehe), fatto sta che le ultime storie non strabiliano per trama, ma poco importa: quel che affascina ancora come allora sono il segno pulito, la meticolosità nei dettagli, la descrizione maniacale delle ambientazioni (sia che si tratti di una pista che di un paesino della provincia francese che dei volti di piloti reali), i lunghi dialoghi e didascalie che però miracolosamente non appesantiscono la lettura. L’unica differenza sostanziale è l’uso non pantonico dei colori (qui opera di Usagi) che ne muove obiettivamente le scene. Anche se il languore dei ricordi preferiva quelle belle tinte piatte che ci saltavano addosso dalle pagine del Corriere dei Piccoli.

 

MICHEL SU RUOTECLASSICHE

Gianluigi Vignola da ragazzo leggeva Michel Vaillant. In un articolo, pubblicato da Ruoteclassiche nel marzo del 2002, ha raccontato come, con grande passione e notevole impegno anche economico, è riuscito a ricostruire la Jaguar KX 150: il famoso modello sportivo che, nel quarto episodio della serie, apparteneva a Regis Blancardo (Blanchard nella versione italiana), il "cattivo" di turno, implicato nel traffico di armi, regolarmente sconfitto da Michel e da Steve. Ecco qualche passo dell' articolo.

 

 (foto: Alfredo Albertini)

DALLA PARTE DEI CATTIVI

di Gianluigi Vignola 

 

"Quando ero ragazzo, leggevo i fumetti di Vaillant. Mi colpì quella storia in cui il nemico di turno guidava una macchina come questa. Che divenne per me un chiodo fisso. Fino a quando non sono riuscito a trovarne una in America. Era un vero rottame e restaurarla mi è costato una fortuna. Ma accidenti che macchina !" 

Chi ha superato i quarant' anni ricorderà una collana di fumetti edita nei primi anni Sessanta, i "Classici Audacia". Tra i protagonisti l' asso del volante Michel Vaillant che, in una delle sue avventurepiù famose, dal titolo "Operazione Jaguar", è alle prese con una "XK 150" che il "cattivo" della storia porterà a schiantarsi in fondo a un precipizio dopo un lungo inseguimento. E' stato così che ho imparato a conoscere, e a desiderare, questa bella sportiva inglese. E quando ho potuto permettermela, me la sono comprata. Avevo due possibilità: o un esemplare bell'e pronto oppure uno da restaurare completamente. Ho preferito quest' ultimo, pur consapevole delle difficoltà alle quali sarei andato incontro. (...omissis)

COME INDURRE IN TENTAZIONE

"Galeotto fu quel fumetto"

 

L' album numero 6 dei "Classici Audacia", uscito il 1° maggio 1964, è stato quello che colpì la fantasia del proprietario della "XK 150" di questo servizio, tanto da indurlo ad acquistarne un esemplare. Michel Vaillant, figlio di un industriale automobilistico, ne è il protagonista. Una sessantina le storie pubblicate fino ad oggi (la prima, "La grande sfida" apparve nel 1958), tutte nate dalla matita di Jean Graton. Vaillant ha partecipato (e vinto) a ogni tipo di competizione, dalla F.1 alla 24 Ore di Le Mans alla Parigi-Dakar, a volte in compagnia di piloti autentici, come Collins, Stewart, Tambay e Cheevert. Tra le storie più famose, "Il pilota senza volto", "Il circuito del terrore", "Un 13 in gara", "I nemici di Warson", "I piloti del brivido".

                                                                                                  Ruoteclassiche

Gianluigi Vignola a bordo della sua Jaguar con in mano l' album di Michel che lo ha ...tentato

 

ANCORA SU AUTOSPRINT

Anche nel 2002 Autosprint dedica un grande articolo, firmato da Cesare Maria Mannucci, al nostro eroe. 

L' occasione è il film prodotto da Luc Besson (vedi le apposite pagine) che lo vede protagonista alla mitica 24 Ore di Le Mans. 

 

  

CIACK IN PISTA

LE MANS NELL' OBIETTIVO DEL GRANDE CINEMA 

di Cesare Maria Mannucci  

Ciack si gira. Per la terza volta dopo "Un un uomo e una donna" di Claude Lelouch e "La 24 ore di Le Mans" con Steve McQueen, il grande cinema ritorna a occuparsi della gara francese. L' idea nasce da Luc Besson, tra i registi più internazionali d' oltralpe, autore di successi come Subway, Il Grande Blu, Nikita, Leon, Giovanna d' Arco e Il Quinto Elemento. Besson si occuperà della produzione, mentre la regia è affidata a Louis-Pascal Couvelaire. Così come è accaduto per il "Quinto elemento", la cui storia era ispirata da un racconto a fumetti pubblicato si "Metal Hurlant", Luc Besson porterà su pellicola, le avventure di Michel Vaillant, il famoso pilota-eroe nato dalla fantasia e dalle matite del belga (n.d.w.: il solito lapsus, Graton è francese,  bretone per la precisione) Jean Graton. Del resto, il <<fumetto>> è di grande moda per il cinema. Lo confermano i risultati al box-office del recente film sull' Uomo Ragno, che in America sta tenendo testa agli incassi di Guerre Stellari 2. Per Besson, l' automobilismo sportivo non è certo un pianeta sconosciuto. La sua famiglia era coinvolta nella proprietà della Gpa, la famosissima marca di caschi francesi che negli anni '70 aveva sbaragliato la concorrenza americana di Simpson e Bell, con i celebri integrali "bombati" sulle orecchie. Besson era presente all' ultimo GP di Montecarlo e per tutto il week-end si è diviso tra il Principato e il Festival del cinema a Cannes, dove il progetto legato a Michel Vaillant e la 24 ore di Le Mans è stato ufficialmente presentato. Non è comunque la prima volta che Michel Vaillant viene portato sullo schermo. Negli anni '60, la televisione francese realizzò una serie di telefilm ispirati all' eroe di Graton. Ad interpretarlo in quell' occasione venne chiamato un pilota vero, Henry Grandsire, giovane promessa dell' automobilismo francese, che correva per l' Alpine. E proprio le le piccole Alpine-Renault di F. 3 vennero usate per simulare le prestazioni in pista della celeberrima Vaillante, le vetture piglia-tutto progettate dal fratello di Michel, Jean-Pierre. Adesso, con un budget adeguato a quello delle grandi produzioni, arriva Luc Besson e il suo talento visionario. Come già accaduto per Driven di Stallone, l' idea di ambientare la storia in F. 1 è stata subito messa da parte per gli enormi problemi di natura organizzativa e finanziaria che ci sarebbero stati. Decisamentepiù fattibile e più adatta , la 24 Ore di Le Mans, gara simbolo dell' automobilismo francese, già teatro di moltissime storie di Michel Vaillant. Da "La grande sfida", a "Un 13 in gara" sino al "Fantasma di Le Mans", Michel Vaillant è sempre stato un grande protagonista della 24 Ore. Per Besson cè poi la sfida, tutta professionale, di realizzare e produrre un' opera che faccia dimenticare "La 24 Ore di Le Mans", con Steve McQueen, film estremamente scarso come sceneggiatura, ma considerato un capolavoro per come vennero affrontati tutti i problemi legati alla produzione di un film che ha come ambientazione una corsa automobilistica. Senza ricorrere al gigantismo del film con McQueen - allora la casa di produzione Solar acquistò più di 10 vetture da competizione, il meglio delle ruote coperte dell' epoca - anche Besson avrà delle vetture vere impegnate in gara. La Vaillante sarà rappresentata da una Lola-Judd del team Dams, che nelle prove di aprile il preparazione della 24 Ore, è stata guidata da Gache-Cleroco-Neugarten. Come ogni storia di Michel Vaillant, ci saranno anche i cattivi, rappresetnati dal Leader, e dai piloti del Texas Driver. Sarà una Panoz P 1, sempre iscritta dal team Dams, e colorata di rosso, la vettura dei nemici di Vaillant. Nei test preliminari, a guidare la Leader vi erano McCarty-Policand-Duez. Entrambe le vetture saranno impegnate durante tutte le fasi della gara, ma verranno considerate come iscrizioni supplementari. All' uopo, sono stati costruiti due nuovi box, per ospitare sia le vetture che tutte le apparecchiature necessarie alla produzione. Il lavoro ai box sarà diretto da Jean Paul Driot. Sia durante le prove che in gara, entrambe le vetture potranno cambiare la colorazione della carrozzeria, per dare l' idea di due vetture per ogni squadra, ma come da regolamento, non potranno tassativamente cambiare il numero di gara. A farlo, ci penseranno poi in fase di post produzione, con un effetto al computer. Sotto quest' ottica, Besson batte McQueen. Allora, la casa di produzione iscrisse alla gara una Porsche 908 Spyder che venne equipaggiata con una cinepresa sull' avantreno, mentre le varie fasi di gara, vennero simulate giorni dopo, addirittura chiudendo tutto il circuito, strade nazionale comprese! Besson invece potrà contare in gara su due vetture, che grazie agli ultimi progressi in materia, saranno equipaggiate contemporaneamente con 3 cineprese, dal peso e dal volume ridottissimo. Il regista francese, continuando una tradizione che vuole sempre una celebrità, darà il via alla 24 Ore. Impossibile pronosticare una Vaillante o una Leader vincitrici nella realtà della 24 Ore di Le Mans, ma certamente il risultato che vedremo in pellicola sarà soddisfacente. A Steve McQueen, una idea del genere, 33 anni dopo il suo film, sarebbe senz' altro piaciuta. 

   

MICHEL SU AUTOCOLLEZIONI  MAGAZINE

Nel numero 7, di settembre/ottobre del 2002 , la rivista AUTOCOLLEZIONI MAGAZINE pubblica un bell'articolo sul nostro eroe (e sul nostro sito...) firmato dall' amico, e fan di Michel, Massimo Rampini. 

 

     

I CLASSICI DELL'AUDACIA

L' ARDIMENTOSO MICHEL VAILLANT 

di Massimo Rampini

Chi di noi, ragazzo degli anni '60, appassionato di motori, non ha sognato di emulare le gesta del mitico Michel Vaillant? Michel era semplicemente.. tutto! Bello, onesto, serio, ricco, di buona famiglia, e soprattutto, gran pilota. Aveva l'unico "difetto" di non essere italiano, ma questo solo perché il suo autore, il mitico sig. Jean Graton, non è nostro connazionale. Nessuno di noi ha però mai sollevato questioni sciovinistiche quando si trattava di chiedere le 250 lire mensili ai genitori per acquistare i Classici dell' Audacia. Erano parecchi soldini, 250 lire di quei tempi: ci si compravano quasi quattro giornali quotidiani, quasi lo stesso numero di caffè. Il 'Corsarino' della Moto Morini con quella cifra (in benzina super) percorreva svariati chilometri. Eppure Michel lo leggevamo in tanti. Viveva a Parigi (solo in inverno e mai per lunghi periodi) e soprattutto a Roquerbrune, sulla Costa Azzurra, a pochi chilometri da Nizza. E lì, con lui, abitavano il papà, Monsieur Henri Vaillant e la mamma Elisabeth. Il fratello Jean-Pierre, invece, pilota di buona razza ma agonisticamente meno fortunato, aveva preferito, alla pista, la strada della propria famiglia, di una bella ragazza bionda, come moglie, e di uno splendido bimbo dai capelli d'oro, guarda caso Jean­Michel. E poi gli amici, primo fra tutti Steve, il biondo pilota americano Warson, dapprima grande rivale, poi davvero un fratello. Una telenovela "ante litteram", quella di Michel, della sua plurivittoriosa Vaillante, dell'equipe francese sempre a caccia di avvincenti storie da raccontare, si badi bene, non solo nell'ambiente dei motori. All' occorrenza infatti Michel e i suoi possono trasformarsi in detective, nei moderni Rambo, Indiana Jones, ma con una prerogativa: quella d' essere sempre i bravi e generosi ragazzi della porta accanto. Avevamo lasciato Michel Vaillant alla fine degli anni '60, alle prese con gente del calibro di CIark, Bianchi, Hill (padre). L' abbiamo ritrovato incredibilmente giovane (beato lui!) al giorno d' oggi a fianco dei piloti moderni. Si, perché il tempo che passa corrode gli uomini "normali", ma fortunatamente nulla può sui miti dei fumetti che, anzi, da quel decorso escono più forti, più sicuri, più temprati. Michel vive, con tutta la sua famiglia e gli amici, innanzi tutto nel ricordo - lo abbiamo scoperto - di migliaia di persone nostalgiche che lo amano oggi al volante delle auto tutta-elettronica come lo hanno amato su quelle ad aste e bilancieri; vive poi, soprattutto, nella magica matita del suo ideatore il Maestro Graton, mai stanco, nell'opera di suo figlio Philippe e dei suoi preziosi collaboratori. Ma come siamo in grado di dirvi tutto questo? Per puro caso. Girovagando in rete abbiamo infatti scoperto un sito meraviglioso www.michel-vaillant-fan.it ideato e curato minuziosamente da quello che è, di certo, il primo fan italiano di Michel Vaillant: Gianfranco Castellana. Triestino, under 50, ottimo padre di famiglia, Gianfranco è il classico bravo ragazzo di una volta, ha il carattere di Michel Vaillant, quello un po' timido della porta accanto, sempre disponibile, sempre pronto al sorriso. La sua vita evolve come quella di ognuno di noi, ma una parte di essa è riservata con rigore ai più bei ricordi dell'infanzia ed in particolare a Michel Vaillant. Ovvio, dunque, che Gianfranco ed il suo sito appaiano enciclopedici sull'argomento. Qualsiasi spiegazione ulteriore sarebbe riduttiva, motivo per il quale vi invitiamo subito a cliccare come sopra. Gianfranco Castellana è certamente un appassionato di auto e motori. Ma ciò che traspare dalla sua pubblicazione in rete è un'incondizionata fedeltà al mitico protagonista delle storie ed a tutte le storie, da qualsiasi editore provengano. Si sappia, per la cronaca, che alcuni fascicoli del fumetto, praticamente introvabili, hanno raggiunto cifre decisamente ragguardevoli sul mercato. La suddetta fedeltà ha giustamente meritato anche premi ed il sig. Graton in persona ha inteso pubblicamente ringraziare l'ottimo Gianfranco, per il lavoro svolto, attraverso una lettera con dedica che pensiamo.. custodita in cassaforte. E' però doveroso, a questo punto, trattare seppur brevemente (non sarebbe sufficiente l'intera rivista!) della lunga e proficua attività professionale dell'Autore, il sig. Jean Graton. Dal sito ed in particolare da un'intervista concessa al periodico Fumo di China apprendiamo che Monsieur Graton nasce nel 1923 in Bretagna. Dopo la guerra si trasferisce in Belgio dove fissa la sua residenza, a Bruxelles. Inizia a lavorare come disegnatore di fumetti e si specializza in quelli a carattere sportivo. Predilige le storie che si svolgono nel mondo delle corse automobilistiche, mondo che è da sempre nel suo cuore. "Ricordo che la mia infanzia si svolse così, che l'odore della mia giovinezza era quello dell' olio che, all'epoca, mettevano nei motori. Oltre a questo tutti gli anni andavo a vedere le corse di LE MANS. Scegliendo il personaggio decisi per un pilota da corsa. Occorreva un nome che potesse stare alla pari con quello degli eroi dell'epoca, che avevano nomi "prestigiosi", senza macchia, non come adesso. All' epoca il nome VAILLANT ha prodotto Vaillante. Mi chiedono spesso a quale auto mi sono ispirato: ho creato le auto secondo i miei gusti, le mie preferenze. E' evidente che non potevano sembrare auto americane, ed anzi erano quasi sempre di ispirazione italiana". Michel nasce ufficialmente intorno alla metà degli anni '60 (nota: alla fine degli anni '50) con il famoso albo 'Le grand defi', 'La Grande sfida', ormai introvabile anche nella riedizione curata dalla Casa Editrice Alessandro (nota: Crespi), qualche anno fa. Da allora Monsieur Graton non si è mai fermato. Dopo il successo internazionale ha creato una casa editrice, insieme con il figlio Philippe, tutta sua ed i suoi albi tirano mediamente oltre 60 mila copie all'anno. Singolare il fatto che i piloti 'veri' (quelli realmente esistenti) facciano carte false per apparire nelle storie di Michel, suoi amici o avversari. Sentite quest' altro passo della lunga intervista pubblicata anche in rete: ".. conoscevo tramite Les Sports i piloti belgi. Mi sono rivolto a BIANCHI (Lucien Bianchi n.d.r.), che era il secondo di PauI Fréres (che aveva un garage Ferrari a Bruxelles) e andavo a trovarlo per avere informazioni sulle auto e sulle corse. Il primo personaggio reale a cui mi sono ispirato é lui, Bianchi, che ho introdotto anche nella storia di Le Mans "UN 13 IN GARA"). Gli ho proposto di inserirlo, assieme al fratello, e questo lo ha divertito molto. Poi ho avuto l'occasione di mettere altri, fino al giorno in cui ho rivisto JACKY ICKX. Lo conoscevo molto bene (fin da ragazzino), il padre, che era giornalista, portava i suoi articoli in redazione ed era accompagnato dai suoi due figli e Jacky era ancora un marmocchio. L' ho rivisto quando aveva 7 - 8 anni, poi a 10, poi àll' Automobil Club Belga. Era la sua prima stagione in F.1, correva per la FERRARI e mi disse «mi piacerebbe correre contro Michel Vaillant». Non avevo ancora osato mettere un pilota di F.1 nelle storie e gli dissi «Jacky, mi piacerebbe metterti nelle mie storie, ma ho già una sceneggiatura che si svolge a Monza ("BRIVIDO A MONZA") e Michel deve vincere ...! » e lui rispose « Secondo, dietro Michel Vaillant, mi sta bene!». Così l' ho inserito nella storia, ricordo che mia moglie ed io eravamo stati invitati sulla Costa Azzurra da suo padre, che mi diceva «E' bene per Jacky essere presente in un fumetto», E questo è stato l' inizio e poi ne sono seguiti altri e siccome frequentavo sempre più la F.1 sono diventato una "mascotte", per cui chiedevo ai piloti il permesso di inserirli e loro, sapendo che non avrei raccontato delle fesserie, acconsentivano. Ci sono anche aneddoti divertenti: ero in Svizzera, molto tempo fa, mentre si svolgeva il "festival dei piloti", una specie di corsa sciistica, gare sulla neve praticate per tre giorni. Erano organizzate da GOODYEAR e riunivano una quindicina di piloti d' auto e di moto e durante questi giorni "il grosso divertimento" era una specie di sport che non aveva niente a che vedere col mondo dei motori. Una sera, a cena di fronte a me c' era REGAZZONI che sfoggiava i baffi per la prima volta. «Coi baffi sembri cattivo » gli dissi «per cui ho pensato ad una rivalità tra te e Michel, cominciata sui campi da sci e che prosegue nelle corse». E lui rispose: «Non Michel, Warson! » Conoscendo la storia sarebbe stato più divertente combattere Steve Warson che Michel Vaillant, ed io ho dovuto accondiscendere..." . Il Maestro Graton, appena gli è possibile, seguita a frequentare autodromi e gare. A Le Mans come a Monza è di casa come Michel o Steve, Jean-Pierre o Henri Vaillant. A lui va il merito di aver creato personaggi unici, inimitabili, cui ha saputo donare l' immortalità al pari con l' altra caratteristica fondamentale: quella di uomini, seppur virtuali, con una passione in comune con noi, gente di tutti i giorni, la passione per l'automobilismo. Grazie di tutto, Monsieur Graton.  À bientot, Michel!   

 

  

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